L’altra campana: intervista a Nicola Mora

Intervista esclusiva a Nicola Mora per la rubrica “l’altra campana”

Dopo Massimiliano Esposito (al LINK l’intervista completa) la redazione di CasaNapoli.net ha intervistato in esclusiva, per la rubrica l’altra campana, Nicola Mora. L’ex calciatore di Serie A ha giocato sia nel Napoli che nel Torino.

A Torino hai giocato un anno, conquistando la promozione in A. Che stagione è stata quella in granata?

“Abbiamo vinto il campionato di B. Ero di proprietà del Parma e venivo dalla promozione del Napoli in A. Mi volle a tutti i costi Gigi Simoni. Era una squadra retrocessa che aveva l’ambizione di ritornare subito in Serie A. Infatti allestirono una rosa veramente forte che annoverava tra le proprie fila Ferrante, Galante, Bonomi. Poi presero un quartetto dal Napoli neopromosso in A: con me vennero Asta, Schwoch e Lopez. Partimmo non benissimo in campionato, infatti venne esonerato Simoni ed arrivò Camolese. Facemmo pian piano una cavalcata trionfale fino ad arrivare a vincere il campionato di B e ritornare in Serie A subito, proprio come da obiettivo prefissato. Per me vincere il campionato a Napoli era stato qualcosa di importante. Vincere l’anno dopo in un’altra società gloriosa come il Torino, con la curva Maratona piena allo stadio Delle Alpi è stata un’emozione indescrivibile. Anche se a Napoli ero stato più protagonista, perché a Torino la pubalgia mi tenne fermo quasi cinque mesi. Resta comunque un’esperienza che ti porti dietro per tutta la vita”.

Torino e Napoli hanno storie simili dal punto di vista societario. Dal 2005 è arrivato Urbano Cairo dando solidità e costruendo un progetto duraturo. Quest’anno il Torino si è guadagnato i preliminari Europa League. Può ripetersi nella nuova Serie A? Come giudichi la campagna acquisti ed il tecnico Mazzarri?

La politica di Cairo è giusta per una società gloriosa come il Torino. E’ una società forte con una politica che lancia ogni anno talenti e disputa buoni campionati. Con l’arrivo di Mazzarri, allenatore sanguigno che simbolizza lo spirito Toro, è arrivato a giocarsi l’Europa dopo tantissimi anni. Purtroppo non ha superato i preliminari anche perché ha trovato sul suo cammino il Wolverhampton, squadra di qualità, e ci sta che possa uscire. Comunque è diventata una squadra solida, che potrà dire la sua in Italia per giocarsi di nuovo l’accesso all’Europa League. Non a caso hanno in rosa Belotti e hanno riportato in Italia Zaza. Ora hanno un campionato da affrontare nel migliore dei modi; anche se possono ancora fare di meglio è una squadra che propone un discreto calcio”.

Chi arriva meglio tra Napoli e Torino e che partita sarà? Considerando che il Toro gioca in casa e viene dalla sconfitta al fotofinish contro il Parma e il Napoli è reduce dalla trasferta Champions a Genk.

“Mi aspetto una partita ricca di contenuti e giocata bene da entrambe le squadre. Logicamente Mazzarri, in quanto ex, vorrà fare bella figura. Per il Napoli sarà importante la condizione psicologica, perché giocare ogni tre giorni e vincere può farti far bene sulle ali dell’entusiasmo e sentire meno la stanchezza. Il Torino dovrà riscattare la partita non brillantissima con il Parma, persa nel finale forse anche in maniera immeritata. C’è da dire che il Napoli è di livello superiore e che, se confermati i valori in campo, alla fine dovrebbe riuscire a spuntarla”.

 

Nicola Mora  Nicola Mora

 

Sei ritornato a Napoli nel primo anno di De Laurentiis. Com’è stato rimettersi in gioco in Serie C?

Non ci ho pensato due volte. In C non avevo mai giocato perché ho avuto la fortuna e la bravura di stare sempre tra A e B. In quel periodo mi trovavo a Bari, quando ho ricevuto la telefonata di Pier Paolo Marino che mi disse di voler ricostruire il Napoli e di aver pensato a me come terzino sinistro. Presi la macchina e andai direttamente a Milano per firmare il contratto in nottata. Il giorno dopo arrivai a Paestum per essere subito a disposizione di Mister Ventura perché ero uno dei primi acquisti. Feci 1500 chilometri in 24 ore. Questo è per far capire quanta voglia avessi di ritornare a Napoli, ricordando anche l’esperienza vittoriosa con Novellino del 2000. Ho pensato ai tifosi e alla città e non mi interessava della categoria, di chi fossero l’allenatore ed i compagni di squadra. Napoli ha chiamato e ho risposto presente”.

Come ricordi quell’annata in azzurro?

“Fu un’annata difficoltosa, con un grandissimo imprenditore del cinema come De Laurentiis che approcciava per la prima volta il mondo del pallone insieme ad un grande esperto di calcio come Marino. Dei piccoli screzi si vedevano e si intuivano. Purtroppo a dicembre i risultati non erano positivi e decisero di affidare la squadra a Reja. Facemmo un ottimo mercato in entrata anche perché la squadra iniziale era stata costruita in dieci giorni. Fu fatta una grandissima cavalcata per arrivare alla sciagurata finale play-off persa con l’Avellino. Nonostante non arrivò la promozione subito in Serie B si intravedevano le potenzialità dirigenziali e della rosa. Anche se l’anno dopo sono andato via per motivi contrattuali da lì in poi il mio amore per Napoli si è instaurato, anche se in un momento di tristezza sportiva. Si può dire che giocavamo in Serie C una volta ogni 15 giorni, perché al San Paolo c’erano sempre 30000/40000 spettatori, cose che non vedi neanche in Serie A“.

Quando hai smesso di giocare nei professionisti hai affrontato categorie minori in Campania

“Lasciato il Napoli ho girato per l’Italia. Poi la famiglia ha iniziato ad avere le sue esigenze dopo 15 anni di pellegrinaggio. Mia moglie mi ha sempre seguito dal 2000 in ogni città in cui andavo. Avevamo avuto due figli che stavano crescendo e volevamo trovare un po’ di stabilità. Mia moglie è napoletana e mi ha chiesto di fermarmi qui. Mi sono divertito negli ultimi anni, tra cui a Frattamaggiore, Arzano e Forio. Ho ricevuto tanto affetto dai tifosi che si ricordavano ancora dei miei anni a Napoli. Ho chiuso la mia carriera proprio ad Ischia, in una società di amici. In carriera ho toccato tutte le categorie, dalla Serie A all’Eccellenza. E sono contento di aver finito a Napoli. Tutte le amicizie importanti sono a Napoli, che è la città che mi ha adottato“.

Hai iniziato un nuova carriera da allenatore di scuola calcio. Cosa puoi dirci del lavoro con i giovani?

“Avevo già preso il patentino UEFA B quando giocavo a Forio. Avevo sentito il richiamo di allenare, quindi la mia idea era già quella di allenare i ragazzi e trasmettere loro tutto quello che negli anni ho appreso dai maestri che ho avuto. Adesso alleno i ragazzi del 2006 nella mia scuola calcio, la ASD Massimo Perna di Volla (clicca QUI per vedere la pagina Facebook). Anche Massimo Perna è un ex Napoli che ha esordito nel 1998 quando c’era Montefusco. Esordì nel Napoli con Paolo Cannavaro e Bruno Di Napoli in quella che forse fu la partita più triste della storia della società, un Napoli-Cremonese con 36 paganti. Lì ci siamo conosciuti e siamo rimasti amici per tutto questo tempo, anche se nel corso degli anni abbiamo fatto carriere diverse. Quando entrambi abbiamo smesso di giocare abbiamo deciso di aprire insieme questa scuola calcio. Lui è il Presidente ed io il responsabile degli allenatori. Siamo al secondo anno di attività e abbiamo fatto già grandissimi passi avanti. Contiamo circa 100 iscritti. E’ un bel riconoscimento da parte delle persone di ciò che facciamo e di ciò che abbiamo fatto in passato, perché tanti ci hanno dato fiducia.

Che rapporto hai con i ragazzi che alleni?

Mi piace il mio ruolo ed il ritorno da parte dei ragazzi che, anche se non mi hanno visto giocare perché troppo piccoli, mi chiedono consigli su come fare le cose. Abbiamo come obiettivo la crescita del ragazzo, perché sono pochissimi quelli che arrivano a giocare in Serie A. Non bisogna raccontare bugie ai genitori ed ai ragazzi, ma bisogna dargli la possibilità di migliorare, di saper stare in un gruppo e di maturare. La scuola calcio è una scuola di vita in cui impari a rispettare delle regole, a rispettare i compagni e l’avversario. Purtroppo sono cose che difficilmente riesci a trasmettere se non le hai vissute in prima persona. Sono ricordi ed emozioni che custodisco nel cuore. Oggi nelle scuole calcio per rientrare nei budget e contenere i costi si dà un po’ a tutti la possibilità di allenare, ma ci vuole conoscenza e formazione alla base. Ad esempio io non mi sognerei mai di fare un altro mestiere come il pizzaiolo”. 

L’altra campana: un pensiero per Emanuele Calaiò, un pezzo della storia del Napoli che ha deciso di appendere gli scarpini al chiodo

“Emanuele aveva accettato Salerno con la voglia di rivalsa e di fare un campionato da protagonista, sia come persona che come squadra. Anche lui ha preferito passare ad un’altra mansione all’interno della società, perché è un ragazzo che ha tantissime qualità che il club gli ha riconosciuto. Per questo gli hanno conferito il ruolo di responsabile del settore giovanile. Quali siano le reali motivazioni per portarlo a smettere credo lo abbia già detto lui in conferenza stampa. Lo sanno lui e la società. Sicuramente qualche acciacco fisico ce l’ha avuto ed è stato un po’ lontano dal campo. Anche se siamo cognati e ci vediamo tutte le settimane non mi sbilancio perché sono cose comunque personali. Gli è dispiaciuto ma è contento di quello che andrà a fare nella società. L’ho visto l’altro giorno e mi è apparso sereno. Sicuramente gli mancherà il calcio giocato ma è completamente immerso nel suo nuovo ruolo. Mi ha già chiesto quando andremo a fare le partite di calcetto e credo che giocheremo spesso, perché non si abbandona del tutto ciò che hai fatto per oltre 20 anni come lavoro. Oltre ad essere parenti siamo dei veri amici e ci vogliamo bene da vent’anni“.

 

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