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Giancarlo Siani e Salvo D’Acquisto: Due figli di Napoli morti nel nome del coraggio e dell’amore per il prossimo

Giancarlo Siani e Salvo D'Acquisto

Giancarlo Siani e Salvo D’Acquisto: i due eroi di Napoli

Una data, quella del 23 settembre che lega due destini a distanza di tempo: Giancarlo Siani e Salvo D’Acquisto.
Settembre è indubbiamente un mese molto importante per Napoli.Tra ricorrenze e feste laiche e religiose ( la festa del Patrono San Gennaro) che si rincorrono per breve distanza nei vicoli della città.

Oggi Napoli ricorda l’esempio due uomini uccisi da mani che hanno impugnato solo armi e hanno conosciuto solo violenza temendo il potere della Verità, suscitata dalla penna di un giornalista come “Giancarlo Siani”;

o hanno riso sul senso del Sacrificio umano, costato la vita al vice brigadiere “Salvo D’acquisto” durante la seconda guerra mondiale.

Il 23 settembre due giovani figli di Napoli morivano nello stesso giorno.

Ma non è di certo morto il loro esempio, il loro coraggio, la voglia di vita e l’amore per il prossimo.

Giancarlo e Salvo hanno affrontato una “guerra” in due epoche differenti.

Il primo ha scelto di sacrificarsi per gli altri nel 1943.

il secondo è stato assassinato barbaramente dalla camorra.

Ma il loro ricordo è sempre vivo.

Così come vivo è l’interesse riportato dai tanti giovani mossi dal centro alla periferia che vogliono conoscere la vita e la storia dei due eroi napoletani .

GIANCARLO SIANI 

Giancarlo nasce a Napoli il 19 settembre del 1959.

Frequenta il liceo classico Giambattista Vico.

Sono anni in cui inizia a partecipare ai gruppi politici della sinistra.

Lentamente si distacca dal gruppo “i ragazzi del ’77”.

Si avvicina poi a  movimenti politici non violenti.

Dopo aver conseguito con il massimo dei voti la maturità classica, si iscrive al corso di laurea in Sociologia presso la Facoltà di Lettere e Filosofia della Federico II.

Ma agli studi ben presto preferisce l’impegno personale nel sociale e sceglie la professione giornalistica.

In quel periodo fondò, assieme ad altri giovani giornalisti, il Movimento Democratico per il Diritto all’Informazione.

 Fu portavoce nei diversi convegni nazionali sulla libertà di stampa.

L’attività giornalistica

I suoi primi articoli sono proprio di questi anni 1979/80.  Collabora ai periodici “Scuola-Informazione” e a “Il lavoro nel Sud”. Pur provenendo dal mondo della borghesia medio-alta, il suo impegno costante per il mondo sociale lo spinge a interessarsi delle fasce più deboli, degli emarginati.

Le sue prime esperienze segnano per gli anni futuri il suo costante lavoro giornalistico dedicato al mondo del lavoro.

La sua attività giornalistica è improntata a mettere in luce le ingiustizie sociali, i soprusi dei violenti, le incapacità amministrative della città, il degrado urbano e civile, le difficoltà dei giovani alle prese con i problemi della disoccupazione e della droga.

Le inchieste sulla camorra

Gli inizi di questo suo apprendistato giornalistico coincidono con il periodo in cui la Campania è macerata da una sanguinosa guerra di gruppi camorristici.

Giancarlo inizia, come da antica prassi, a fare il cronista.

Comincia a conoscere il mondo dell’emarginazione e della violenza.

Si interessa della camorra e degli ambienti dai quali questa traeva la sua linfa vitale.

Questa pratica giornalistica gli apre le porte del quotidiano “Il Mattino”, che gli affida un’inchiesta, “I giovani e la città”.

L’inchiesta  riempirà le pagine del quotidiano nel periodo agostano.

Periodo nel quale  il giornale, a causa delle ferie della maggior parte dei giornalisti, decide di accogliere gli scritti di quanti bussano alle porte dei redattori per divenire collaboratori della testata.

Giancarlo Siani firma il 21 ottobre del 1980 il suo primo articolo da Torre Annunziata.

La cittadina vesuviana lo vedrà impegnato sino alla fine dei suoi giorni.

E’ un  attento lettore di quanto avviene nella vita civile e sociale dell’antico centro industriale.

Di Torre Annunziata conosce tutto.

Ha occhi ed  orecchie che arrivano anche là dove non dovrebbero arrivare.

Mostra il coraggio di denunciare.

Denuncia anche quello che non si dovrebbe, dalle colonne del “Mattino”, firmando la sua condanna a morte.

Sono anni in cui i cronisti del quotidiano erano sotto scorta armata.

Dal 1980 al 1985 tutta la sua vita si svolge tra le stradine del porto, degli antichi quartieri, tra le stanze degli uffici pubblici e la caserma dei carabinieri, da cui attinge notizie di prima mano.

La morte di Giancarlo

La sera del 23 settembre 1985, però, questo “apprendistato” viene fermato da mani nemiche.

Giancarlo Siani viene ucciso sotto casa mentre è ancora al volante della sua Mehari Verde da 10 colpi di pistola.

Da pochi giorni ha compiuto 26 anni e da pochi giorni ha ultimato un volume-dossier dal titolo Torre Annunziata un anno dopo la strage.

Già composto da una tipografia, sugli affari camorristici di Torre Annunziata, che, dopo la sua morte, per una sorta di incantesimo, non è stato più ritrovato.

Tutto distrutto, originali e piombo.

Sono dovuti passare otto anni di indagini e processi giudiziari perché si venisse a capo delle cause che avevano spinto la camorra a togliere la vita a un giovane.

Giancarlo aveva voglia di cambiare il mondo.

Voleva  rendere più serena la vita degli emarginati, amava lottare perché la società potesse mutare in meglio.

E che lo ha fatto, da aspirante giornalista professionista, con profondo attaccamento al mestiere, con la gioia che anima i giovani onesti e con la forza del suo sorriso.

SALVO D’ACQUISTO

Salvo D’Acquisto nasce il 15 ottobre del 1920 a Napoli, nel rione Antignano in via San Gennaro.
E’ il primo di cinque figli.

Cresce seguendo una rigorosa educazione cattolica sin dalla più tenera età.

Frequenta infatti l’asilo dalle salesiane Figlie di Maria Ausiliatrice nel quartiere Vomero in via Alvino.


Dopo le elementari (scuola “Vanvitelli”) e le medie, si iscrive al liceo “Giambattista Vico”

Si arruola – il 15 agosto del 1939 – come volontario nei Carabinieri.

Nell’arma dei Carabinieri

Dopo avere frequentato la Scuola Allievi, viene promosso carabiniere e inviato alla Legione Territoriale di Roma.

In seguito parte volontario per la Libia.

Nonostante una ferita alla gamba, Salvo decide di rimanere in zona d’operazioni con il suo reparto.

Ma a  causa della febbre malarica è costretto a ritornare in Italia.
Dopo avere ottenuto il grado di vice brigadiere, viene inviato a Torrimpietra, presso la stazione dei Carabinieri locale.

Una zona rurale lungo la via Aurelia, a diverse decine di chilometri da Roma (in un territorio che oggi fa parte del Comune di Fiumicino).

L’incontro con le SS naziste

In seguito al proclama Badoglio dell’8 settembre del 1943, Salvo D’Acquisto deve fare i conti con la presenza di un reparto delle SS giunto sul posto.

Alcuni uomini delle truppe tedesche, infatti, si accasermano in diverse postazioni.

Si tratta di postazioni usate in precedenza dalla Guardia di Finanza a Torre di Palidoro, una località che fa parte della giurisdizione territoriale dei Carabinieri di Torrimpietra.

In questa occasione, il 22 settembre, alcuni militari delle SS sono vittime dell’esplosione di una bomba a mano avvenuta nel corso di un’ispezione di casse abbandonate contenenti munizioni.

Due soldati rimangono feriti e altri due muoiono.

La responsabilità dell’episodio viene attribuita ad alcuni attentatori locali.

Il comandante del reparto tedesco chiede la collaborazione dei Carabinieri del posto.

A rispondere alla richiesta è Salvo D’Acquisto, a causa dell’assenza del maresciallo comandante.

Di fronte alle minacce tedesche di rappresaglie nel caso in cui non vengano rintracciati i colpevoli del misfatto, il vice brigadiere napoletano si mette in cerca di informazioni attendibili a proposito dell’accaduto.

Ribatte alle SS che il tutto è da ritenersi un incidente fortuito.


Per un’ordinanza del feldmaresciallo Kesselring, tuttavia, i tedeschi non recedono dalla propria posizione, e impongono una rappresaglia.

Il 23 settembre vanno in scena i rastrellamenti.

i Rastrellamenti  portano alla cattura di ventidue persone scelte in maniera del tutto casuale tra i residenti del posto.

 Una squadra armata preleva forzatamente Salvo D’Acquisto dalla caserma e lo porta nella piazza principale di Palidoro, insieme con gli altri ostaggi.


Nel corso di un rapido interrogatorio, tutti gli italiani presenti si dichiarano innocenti.

Nel frattempo, il vice brigadiere è separato rispetto ai rastrellati.

Viene tenuto sotto controllo dai militari tedeschi, che non mancano di prenderlo a bastonate e di picchiarlo.

Salvo, tuttavia, mantiene un dignitoso contegno.

A quel punto i tedeschi chiedono a Salvo D’Acquisto di indicare i nomi dei responsabili.

Il carabiniere risponde che l’esplosione era stata casuale.

Insomma, di responsabili non ce ne sono.


Un’azione eroica

In seguito, D’Acquisto e gli ostaggi vengono portati fuori dal paese.

Ai rastrellati vengono consegnate delle vanghe e viene imposto di scavare per ottenere una grande fossa comune in vista della loro fucilazione.

Gli scavi durano per qualche ora.

In seguito, però, gli ostaggi vengono tutti – inaspettatamente – rilasciati ad eccezione di D’Acquisto.
Quest’ultimo, infatti, si autoaccusa dell’attentato, pur non essendone responsabile, per salvare la vita dei ventidue prigionieri, che in effetti vengono subito liberati e scappano.

Salvo D’Acquisto rimane all’interno della fossa davanti al plotone pronto a mettere in atto l’esecuzione.

Prima di essere ucciso, egli pronuncia la seguente frase “Se muoio per altri cento, rinasco altre cento volte: Dio è con me e io non ho paura!

Quindi i tedeschi lo fucilano senza pietà.

Il suo corpo viene poi ricoperto dai militari, con il terriccio scavato in precedenza.

Aveva meno di 23 anni.

Oggi a Salvo D’Acquisto e alla memoria del suo sacrificio sono intitolati monumenti, viali e caserme.

La sua figura fu anche ricordata da papa Giovanni Paolo II.

In un  suo discorso ai Carabinieri (26 febbraio 2001) papa Wojtyla ebbe modo di affermare:

“La storia dell’Arma dei Carabinieri dimostra che si può raggiungere la vetta della santità nell’adempimento fedele e generoso dei doveri del proprio stato. Penso, qui, al vostro collega, il vice-brigadiere Salvo D’Acquisto, medaglia d’oro al valore militare, del quale è in corso la causa di beatificazione.”

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