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“BCE” Tassi a zero% meno 0,50% sui depositi – cosa accade ai correntisti?

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Tassi a zero% (TUR), quello sui depositi negativo -0,50% – Cosa significa?

I tassi  restano fermi allo zero% (TUR, tasso che influisce su tutti i tassi di interesse all’interno dell’Unione Europea). Tra le principali notizie economiche della scorsa settimana, c’è la comunicazione della Banca Centrale Europea che il Tasso ufficiale di riferimento è rimasto fermo allo zero%. Esso, rappresenta un indice di stabilità e sicurezza economica, il suo compito è proprio quello di tenere stabili i prezzi del mercato. Mentre è negativo allo 0,50% quello sui depositi, ovvero, il tasso di interesse che le banche percepiscono a fronte di depositi mantenuti in garanzia presso la banca centrale.

I tassi negativi  sui depositi sono una manovra di politica monetaria?

Facciamo un passo in dietro, finchè i tassi di deposito sono stati remunerativi, le banche, hanno preferito tenere i capitali al sicuro in BCE. Rischi zero, guadagno certo. Cinque anni fa, l’ex presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi, ha deciso che avrebbe applicato tassi negativi sui depositi. Ciò ha determinato che le banche non ricevessero più remunerazione, ma, al contrario pagassero. In questo modo la BCE ha spinto indirettamente, gli istituti di credito, all’utilizzo del denaro in investimenti finanziari e per sostenere imprese e famiglie. Pertanto l’applicazione di tassi negativi la si può classificare una manovra straordinaria di politica monetaria, finalizzata a stimolare l’economia. Soprattutto nei periodi di PIL e reddito pro-capite in forte calo, come quello che stiamo vivendo oggi e finchè l’inflazione non si porterà sotto il 2%.

tassi negativi e ripercussioni sui risparmiatori

Quello dei tassi negativi diventa inevitabilmente un problema per i risparmiatori, i quali, ricevono dalle banche, un servizio di custodia dei propri risparmi e chi prima, chi dopo sarà chiamato a pagarne il conto. Qualche articolo fa, abbiamo trattato proprio l’argomento della liquidità sui conti correnti, durante il periodo della pandemia. Dove abbiamo evidenziato quanto la sfiducia, verso il futuro, da parte delle famiglie italiane abbia condizionato le scelte finanziarie. Infatti secondo i dati ABI (Associazione Bancaria Italiana) sui conti correnti si è accumulata ricchezza oltre i 160 mld di euro. In passato la liquidità depositata sui conti, era una fonte di raccolta per le banche. Oggi, e da cinque anni a questa parte, con i tassi negativi, la stessa liquidità, è diventata un costo da scaricare sui correntisti.

In che modo?

Banca Fineco e Unicredito si stanno attrezzando in tal senso. Ad esempio banca Fineco, un mese fa, ha annunciato, con una lettere di proposta unilaterale, ai suoi clienti, che avrebbe chiuso i conti con giacenza oltre i 100.000 euro e senza alcun tipo di investimenti. Il motivo è il costo della liquidità appunto. Biper e Unicredito, invece, applicheranno presto una commissione, di liquidità rilevante e una di giacenza sui conti di nuova apertura di aziende, superiori ai 100.000 euro. Nel 2020, secondo un’ indagine condotta da Bankitalia, il costo medio dei conti correnti, è già cresciuto di 88,5 euro rispetto al 2019, tra canone, bonifici e prelievi. Una considerazione ovvia: tenere i soldi fermi sui conti correnti, ci espone ad una perdita certa.

 

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